90 anni Olimpia · Storia 18 di 90

La rivalità Milano-Varese

731 parole · 4 minuti di lettura · Testo di Giuseppe Marmina

  • Non c’è un’altra sfida, nel nostro basket, capace di raccontare così bene settantasette anni di storia, potere, orgoglio e rivoluzioni come quella tra Milano e Varese. Due città separate da sessanta chilometri e da due visioni opposte del gioco e della gestione sportiva. Due club che si sono contesi tutto: scudetti, coppe, giocatori, allenatori e persino la definizione stessa di “modello vincente”.

Tutto cominciò il giorno di Santo Stefano del 1948, il Borletti-Olimpia sfidò, per la prima volta nella storia, la Pallacanestro Varese. Finì 39-30 per i varesini. Era l’inizio di una delle rivalità più longeve, intense e trasformative che il nostro sport abbia conosciuto.

In caso di parità in classifica a fine stagione, per assegnare lo scudetto, all’epoca si giocava uno spareggio secco, in campo neutro, spesso a Roma o Bologna. Milano e Varese si sono giocate lo scudetto in una gara secca per ben cinque volte.

Il primo spareggio scudetto tra le due squadre risale al 19 aprile 1962: il Simmenthal superò l’Ignis 68-61. Nel 1966 lo scudetto finì a tavolino a Milano dopo una delle vicende regolamentari più complesse e discusse del nostro sport. Varese aveva schierato Tony Gennari, oriundo italoamericano, nel decisivo spareggio scudetto di Roma. Gennari, in realtà, non aveva ancora ottenuto ufficialmente la cittadinanza italiana: la sua posizione era sospesa tra due ordinamenti, come un giocatore senza patria.
Milano protestò. La Federazione aprì un’indagine, e dopo settimane di tensioni, ricorsi e polemiche, lo scudetto venne assegnato al Simmenthal per 2-0 a tavolino.
Fu un episodio che cambiò i rapporti tra i due club e fece capire quanto, ormai, quella rivalità avesse superato i confini del campo.

Tra il 1971 e il 1973, il titolo italiano passò tre volte da una mano all’altra come in un duello all’alba. Nel 1971 vinse Varese, all’inizio della sua leggendaria epopea europea. L’anno dopo toccò al Simmenthal di Cesare Rubini, che trovò nella coppia Iellini–Kenney e nella compattezza del gruppo la forza per ribaltare i pronostici.
Nel 1973, di nuovo Varese, guidata da un debuttante americano dal tiro perfetto: Bob Morse.
Furono sfide epiche, ruvide, quasi fisiche. Le due squadre si affrontavano ogni anno per un titolo o una coppa, e il destino sembrava legarle per sempre.

Nel 1979, Milano tornò protagonista. Allenata da Dan Peterson, la squadra – priva di veri lunghi – vinse una semifinale leggendaria grazie a una zona 1-3-1 rimasta nella memoria collettiva.
Era la “Banda Bassotti”: Mike D’Antoni, Franco Boselli, Mike Sylvester, CJ Kupec e Vittorio Ferracini. Cinque uomini in campo per quaranta minuti senza mai un cambio, tutti gravati di falli ma mai domi.
A sei minuti dalla fine, con tre giocatori a quattro falli, Milano resistette alla potenza fisica di Varese e conquistò la finale. Finì 87-84. Una vittoria che simboleggiò il coraggio, la tattica e l’anima operaia di una squadra in costruzione.

Il cerchio si chiuse nel 1985, quando le due rivali si ritrovarono in finale di Coppa Korac. L’Olimpia di Peterson, Carroll, Premier e Schoene contro la Varese di Sacchetti, Devereaux e Thompson.
Fu una battaglia durissima. Milano partì forte, resistette al rientro varesino e vinse 91-78, trascinata dai 33 punti di Russ Schoene.
Era l’ultimo atto di un duello che aveva attraversato vent’anni di storia, portando due città a confrontarsi su tutto: stile di gioco, gestione tecnica, filosofia sportiva, identità.

Pochi derby italiani hanno visto, poi, passaggi di frontiera così clamorosi. Gabriele Vianello, simbolo dell’Ignis, si trasferì a Milano con un anno di stop forzato. Paolo Vittori fece il percorso inverso. Poi arrivarono i movimenti che segnarono un’epoca: Giulio Iellini, bandiera dell’Olimpia, passò a Varese; Sandro Gamba divenne l’allenatore dei rivali; e nel 1981 il colpo che scosse il sistema: Dino Meneghin da Varese a Milano.
Fu uno shock sportivo e sentimentale perché Meneghin era l’emblema dell’Ignis. Il suo arrivo all’Olimpia segnò la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra.

Oggi il bilancio dice 192 confronti diretti, con l’Olimpia avanti 115-77. Ma ridurre tutto ai numeri sarebbe un errore, Milano-Varese non è mai stato un derby qualunque.
A distanza di decenni, ogni volta che Milano e Varese si ritrovano una di fronte all’altra, si respira ancora qualcosa di antico. È l’eco di mille battaglie, di campioni che hanno fatto la storia e di società che, a modo loro, hanno insegnato come si costruisce una cultura vincente. Milano-Varese, in fondo, non è un derby, è la storia stessa del basket italiano.

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