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Luglio 1973 — Il canto del cigno del Simmenthal
Il 28 luglio 1973, a Messina, in occasione della XXVI Coppa Cesare Lo Forte, morì una delle storie più belle della pallacanestro italiana. Il Simmenthal Milano batté la nazionale sovietica – per la prima volta nella storia, anche se in versione B – chiudendo il proprio percorso con un successo che seppe di addio. Un ultimo, orgoglioso canto del cigno.
Fu una vittoria drammatica, quasi simbolica: i sovietici rimasero con un solo uomo in campo, mentre gli altri otto uscirono per cinque falli personali. Il Simmenthal conquistò così il torneo, ma soprattutto lasciò il suo nome impresso nella memoria di chi amava il basket. Perché quella fu l’ultima volta che le scarpette rosse calpestarono un parquet sotto quella denominazione.
Zelio Zucchi lo raccontò sulle colonne de Il Corriere della Sera: «La morte del Simmenthal significa molto per il basket italiano. Il Simmenthal ha siglato gli ultimi ventun anni del nostro sport, vincendo dieci scudetti, collezionando altri sei secondi posti e un quarto, quando l’età aveva iniziato a logorare campioni come Pieri e Vianello».
L’annuncio del nuovo abbinamento con Innocenti sarebbe giunto di lì a poco. I tempi mutarono, il nome pure, ma non l’essenza di una squadra che aveva inciso un’epoca: una società modello, una bandiera di stile, competenza e professionalità.
Dietro l’addio al marchio vi fu anche la fine di un’epoca industriale: il binomio tra sport e azienda che aveva dato all’Italia una delle sue più grandi dinastie (10 scudetti, 1 Coppa dei Campioni, Due Coppe delle Coppe e 1 Coppa Italia). Con la conclusione dell’accordo, si chiuse un capitolo che intrecciò il nome di una fabbrica di carni in scatola al sogno di una città e di un Paese intero.
Il Simmenthal lasciò il campo da vincente, come nella sua natura.