90 anni Olimpia · Storia 43 di 90

La Coppa Italia 1987

405 parole · 2 minuti di lettura · Testo di Giuseppe Marmina

La Tracer Milano, campione d’Italia in carica, si presentò il 26 marzo 1987 alla finale di Coppa Italia contro la Scavolini Pesaro con addosso la pressione di chi ha tutto da perdere e con le fatiche nelle gambe di una stagione già intensa. Ma fu in quella cornice rovente che emerse l’anima più vera dell’Olimpia: resiliente, orgogliosa, tecnicamente superiore, capace di trasformare una serata pericolosa in un’altra pagina da scrivere con l’inchiostro rosso della gloria.

Il protagonista assoluto fu Bob McAdoo, il fuoriclasse che cambiò la geografia del basket europeo. Chiuse con 29 punti, con un’ottima precisione al tiro (13 su 18) e con quell’eleganza disarmante che metteva in discussione ogni tentativo di marcatura. McAdoo segnò i primi sette canestri consecutivi della partita e diede immediatamente il tono all’incontro. La Tracer partì forte, andando avanti di 18 lunghezze con una pallacanestro brillante, fluida, perfino sfrontata. Sembrava tutto facile.

Ma la Scavolini, squadra di talento e orgoglio, non aveva nessuna intenzione di fare da comparsa. Quando Davis accese il motore e piazzò due triple consecutive, il punteggio cominciò a farsi meno comodo. Pesaro rientrò fino al -7, prima che Boselli guidasse un nuovo allungo milanese. A fine primo tempo, il tabellone diceva 60-43 per la Tracer, ma la partita era tutt’altro che chiusa.

Il secondo tempo fu una prova di maturità. Milano – forse paga, forse stanca – rallentò il ritmo. Pesaro prese fiducia e in undici minuti ridusse quasi tutto il divario. L’82-80 gelò per un attimo il cuore dei tifosi biancorossi. Ma fu allora che l’Olimpia, come spesso accadeva in quegli anni, dimostrò perché era la squadra da battere. Con la regia lucida di Mike D’Antoni, che controllò il ritmo e distribuì palloni come un direttore d’orchestra in pieno controllo, e con un McAdoo meno devastante ma sempre decisivo, Milano piazzò il colpo del KO.

Il finale fu incandescente. La tensione si tagliava con il coltello e la partita fu sospesa per qualche minuto per lancio di monetine in campo. Alla sirena, il tabellone sancì il verdetto: 95-93 per Milano. Un successo sofferto, pesante, conquistato con cuore e nervi saldi. Fu la terza Coppa Italia nella storia del club, dopo quelle del 1972 e del 1986..

Fu una vittoria che arrivò sei giorni prima della finale di Coppa dei Campioni vinta contro il Maccabi Tel Aviv a Losanna. Nel mezzo del cammino della stagione, quella notte bolognese fu la prova generale del Grande Slam.

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