90 anni Olimpia · Storia 34 di 90
Tullio Lauro
Ci sono figure che, pur non avendo mai indossato la maglia dell’Olimpia né ricoperto ruoli ufficiali nel club, ne hanno rappresentato lo spirito più autentico. Tullio Lauro è stato una di queste. Un uomo capace di far innamorare intere generazioni di basket e di Olimpia, con la forza semplice della sua voce, la cultura delle sue parole e la passione che trasmetteva ogni volta che ne parlava.
Nato a Milano il 1º aprile 1946, Lauro fu una figura poliedrica (allenatore, giornalista, telecronista, attivista politico) sempre in movimento, con un filo conduttore costante: la curiosità. Tullio scoprì il basket quasi per caso, nel 1960, davanti a un televisore in bianco e nero che trasmetteva Italia–Stati Uniti alle Olimpiadi di Roma. Quell’immagine – gli americani che volano a canestro, il pubblico, la musica dell’inno – bastò per accendergli una passione destinata a non spegnersi più.
Tornato a Milano, convinse il parroco dell’oratorio di via Palestrina a montare due canestri “di traverso” sul campo da calcio. Nacque così la sua Loreto Basket, la squadra del quartiere. “Avevo quattordici anni — scriverà — e con mio fratello costringemmo il prete ad allestire un po’ di soliti per innalzare i canestri di traverso. Il campo era in terra battuta, ma per noi era il Madison Square Garden”.
I primi anni da appassionato furono, però, sorprendentemente varesini. “Una volta tifavo per la squadra di Varese. Eh sì, ma non sono un pentito e poi dirò il perché”, confessò in un suo articolo su Basket Show, la rivista ufficiale dell’Olimpia. “Scoprii che vinceva sempre una squadra chiamata Simmenthal. Allora decisi che forse era meglio puntare su quelli nuovi, su quelli giovani, su quelli che di solito perdono”.
Era la scelta idealista di un ragazzo che, come tanti, cercava una squadra in cui rispecchiarsi. Ma la conversione, inevitabile, arrivò presto. “Una domenica leggo sulla Gazzetta dello Sport che il Simmenthal affronta la Virtus Bologna. Prendo la filovia 90 da Lambrate a Loreto, pago il mio primo biglietto — lo conservo ancora — e salgo sugli spalti del Palalido. Voglio fare il distaccato, ma minuto dopo minuto mi ritrovo a tifare Si-Si-Simmenthal e mi scordo Varese”.
Fu un colpo di fulmine. Da quel giorno Milano diventò la sua casa sportiva, la sua appartenenza emotiva.
Negli anni ‘70 Lauro intraprese un percorso da allenatore, prima con il Villasanta maschile, poi con la squadra femminile, che condusse dalla Promozione fino alla Serie A2.
Fu però nel giornalismo sportivo che lasciò il segno più profondo. Entrò nella redazione de I Giganti del Basket, la rivista che per anni raccontò la pallacanestro con un linguaggio nuovo, a metà tra la cronaca e la cultura. Di quella testata divenne caporedattore, contribuendo a trasformarla in un punto di riferimento per gli appassionati di tutta Italia. A metà anni Novanta fondò Magic Basket, il primo mensile interamente dedicato alla NBA, anticipando di fatto la rivoluzione globale del basket americano in Italia.
In televisione fu una presenza inconfondibile. Su Telenova e Antenna 3 divenne la voce dell’Olimpia, raccontandone le partite con un calore familiare, a metà tra il cronista e il tifoso. Negli anni ‘80 condusse su Lombardia 7 Grande Basket insieme a Mike D’Antoni e Flavio Tranquillo, una trasmissione pionieristica che univa tecnica, ironia e cultura sportiva.
Sono già passati venticinque anni dalla sua scomparsa, ma la voce di Tullio Lauro continua a risuonare nelle parole, nei ricordi, nei palazzetti. Era un giornalista colto ma mai distante, un comunicatore che parlava alla pancia e al cuore del pubblico, un uomo che vedeva nel basket una metafora perfetta della vita: “una continua ricerca di equilibrio tra passione e disciplina, tra istinto e pensiero”.
Permettetemi una nota personale. Avevo poco più di vent’anni quando, un pomeriggio, risposi al telefono di casa. Dall’altra parte una voce familiare: “Potrei parlare con Giuseppe? Sono Tullio Lauro di Telenova, abbiamo deciso di utilizzare in trasmissione i tuoi quiz sull’Olimpia Milano che ci hai inviato, ci dai il permesso?”. Svenni. Avevo realizzato dei quiz sulla storia dell’Olimpia e li avevo inviati a Tullio per creare un concorso a premi nella sua trasmissione, ma mai avrei pensato che potessero essere utilizzati veramente.
Quando mi ripresi, parlammo dell’Olimpia per una buona mezz’ora. Quel giorno capii che dietro la voce che avevo ascoltato per anni c’era una persona autentica, generosa, innamorata del basket come pochi.
Ogni volta che sento il nome dell’Olimpia, mi torna alla mente la voce di Tullio Lauro. La voce che mi e ci ha insegnato ad amare il basket e, soprattutto, l’Olimpia Milano.