90 anni Olimpia · Storia 35 di 90

La Coppa Intercontinentale 1987

419 parole · 2 minuti di lettura · Testo di Giuseppe Marmina

Il mese di settembre 1987 segnò per l’Olimpia Milano la chiusura di un ciclo vincente, costruito su basi tecniche e su una gestione di alto livello. Dopo Scudetto, Coppa Italia e Coppa dei Campioni, la Coppa Intercontinentale completò un percorso difficilmente ripetibile.

Dal 15 al 19 settembre, il Palatrussardi ospitò la Coppa William Jones, torneo ideato nel 1965 da Boris Stanković per riunire le migliori squadre dei cinque continenti. Milano divenne per una settimana il centro di un confronto tra scuole tecniche e culture sportive diverse.

Sul parquet si affrontarono alcune delle formazioni più rappresentative del tempo: il Barcellona di San Epifanio e Jiménez, il Cibona di Dražen Petrović, il Maccabi Tel Aviv, le sudamericane Ferrocaril e Monte Libano, oltre ai Washington All Stars, selezione di giocatori provenienti dalle università dello stato di Washington.

Per la Tracer, affidata a Franco Casalini dopo l’era Peterson, fu un passaggio delicato. Non si trattava solo di confermare una supremazia tecnica, ma di verificare la tenuta di un gruppo chiamato a mantenere standard elevati in un nuovo contesto tecnico e gestionale. L’avvio non fu brillante — la sconfitta con il Barcellona lo dimostrò — ma quella battuta d’arresto servì a ricompattare il gruppo e a ritrovare i meccanismi di sempre.

Casalini, tecnico razionale e metodico, riportò la squadra ai suoi principi: difesa aggressiva, controllo dei ritmi, equilibrio tra iniziativa individuale e gioco corale. D’Antoni ritrovò il controllo del perimetro, McAdoo garantì continuità realizzativa, mentre Meneghin e Premier rappresentarono i punti di riferimento di una squadra abituata a competere ad alto livello.

La semifinale contro il Cibona, guidata da Petrović, fu il momento più significativo. Milano riuscì a contenerlo con un piano difensivo efficace, fatto di cambi sistematici e controllo dei possessi, trasformando una potenziale sfida individuale in una prova di coesione collettiva e vinse 94-83.

La finale, nuovamente contro il Barcellona, sancì la piena ripresa. La Tracer impose i propri ritmi, difese con disciplina e gestì la partita con lucidità, ribaltando il risultato della gara d’esordio. La vittoria netta 100-84 consegnò a Milano la Coppa William Jones e, con essa, il completamento del Grande Slam

Oltre al risultato sportivo, l’Olimpia confermò anche la propria efficienza organizzativa. La manifestazione fu gestita con precisione: logistica, accoglienza e comunicazione furono curate nei dettagli, mentre la World Vision trasmise le immagini in diversi Paesi, rafforzando l’immagine internazionale del club.

Casalini uscì da quella settimana con un riconoscimento pieno delle proprie capacità. Aveva garantito continuità tecnica e gestionale, senza eccessi e senza bisogno di sovrapporsi all’eredità di Peterson.

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