90 anni Olimpia · Storia 32 di 90

La seconda stella

367 parole · 2 minuti di lettura · Testo di Giuseppe Marmina

L’estate del 1981 rappresentò un punto di discontinuità nella storia dell’Olimpia Milano. Dopo tre stagioni di buoni risultati ma senza titoli, Dan Peterson si trovò davanti al primo vero bivio della sua gestione. Il ciclo inaugurato nel 1978 aveva portato entusiasmo, ma il gruppo, reduce da due semifinali consecutive e dalla bruciante eliminazione con Cantù, necessitava di una rigenerazione profonda, tecnica, mentale e identitaria.

La società rispose con due mosse di mercato destinate a cambiare il volto della squadra: l’arrivo di Dino Meneghin, ceduto da Varese dopo quindici stagioni e quello di Roberto Premier, esploso a Gorizia come guardia tiratrice di grande carattere. Con loro, Peterson trovò l’equilibrio tra leadership esperta e intensità agonistica.

L’avvio di stagione fu complicato. L’infortunio al ginocchio di Meneghin privò l’Olimpia del suo punto di riferimento tecnico e difensivo. Senza di lui, il Billy perse ritmo, subendo a Pesaro un pesantissimo 110-65, la sconfitta più ampia della sua storia. Ma da quel punto in poi la squadra trovò continuità e una nuova identità difensiva: rientrato Meneghin, Milano chiuse la regular season con dieci vittorie nelle ultime tredici partite, risalendo fino al terzo posto dietro Pesaro e Torino.

Nei playoff, la crescita si tradusse in risultati. Dopo aver superato Brescia nei quarti, l’Olimpia eliminò Torino in semifinale grazie a una gestione magistrale dei possessi finali e alla solidità mentale del gruppo. L’accesso alla finale contro la Scavolini Pesaro riportò Milano al centro della scena.

Gara-1 a Pesaro fu il manifesto del basket di Peterson. Trascinata da uno splendido Mike D’Antoni, il Billy giocò una partita di controllo e personalità, chiudendo 86-83 una gara dominata con più autorità di quanto non dica il punteggio.

In Gara-2, davanti a 10.000 spettatori al Palazzone di San Siro, Pesaro tentò la reazione. Il coach Pero Skansi lasciò inizialmente in panchina Kicanovic per sedici minuti, scelta tattica mai del tutto chiarita. Al suo ingresso, la Scavolini risalì fino al +3, ma il Billy gestì il finale con freddezza: D’Antoni firmò il canestro decisivo del 73-72. Sull’ultimo tentativo di Mike Sylvester, la stoppata di John Gianelli sigillò lo scudetto.

Dopo dieci anni di attesa, l’Olimpia conquistò la seconda stella e inaugurò un ciclo vincente che avrebbe segnato l’intero decennio.

Tutte le 90 storieSegnala una correzione