90 anni Olimpia · Storia 77 di 90

La strana stagione 1975-76

414 parole · 2 minuti di lettura · Testo di Giuseppe Marmina

Nel gennaio del 1976, nel pieno della stagione più complessa della sua storia recente, l’Olimpia Milano si ritrovò al centro di una voce destinata a fare rumore: una possibile fusione tra Cinzano Milano e Mobilquattro Milano. Il 19 gennaio 1976 il Corriere della Sera, archiviata la prima giornata della poule finale, diede conto di un’ipotesi che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto “scuotere il basket milanese”.

La premessa del quotidiano fu però chiarissima fin dall’inizio: «Al momento, la cosa è un po’ fantascientifica». Non esisteva un progetto strutturato, né una trattativa in corso. Esisteva piuttosto un clima di incertezza sportiva, acuito dai risultati del Cinzano, e una suggestione che prendeva forma più nei commenti che nei fatti.

L’articolo fotografò con lucidità i limiti dell’ipotesi. La fusione venne descritta come una sommatoria di ruoli, uomini e responsabilità: Guerrieri in panchina, Rubini nel ruolo di general manager, Germani presidente, Bogoncelli presidente onorario. Un’architettura dirigenziale che, sulla carta, avrebbe unito le due anime del basket cittadino ma che, nella sostanza, rischiava di produrre un equilibrio instabile.

Il Corriere utilizzò un’immagine efficace: un “cocktail” di Mobilquattro e Cinzano che avrebbe potuto risultare “difficilmente digeribile dagli stessi ingredienti”. Il punto non fu la disponibilità di risorse o la competitività tecnica, bensì la compatibilità identitaria di due storie, due pubblici e due modelli differenti.

Il cuore del ragionamento arrivò con una domanda che anticipava temi ancora attuali: c’era davvero la necessità di una fusione? La risposta del quotidiano fu netta. Milano era una piazza in grado di sostenere due squadre di vertice, sia dal punto di vista tecnico sia da quello del seguito. Il momento difficile del Cinzano non venne letto come un fallimento strutturale del sistema cittadino, ma come una stagione negativa, non imputabile al movimento nel suo complesso.

Anzi, l’ipotesi di unire le due realtà venne considerata potenzialmente penalizzante per il pubblico: avrebbe significato togliere alla città la possibilità di vivere ogni settimana appuntamenti di alto livello, riducendo pluralità, confronto e identità.

La fusione alla fine non ci fu. Il 17 marzo 1976, al PalaRuffini di Torino, l’Olimpia superò 88–83 i francesi dell’ASPO Tours e conquistò la terza Coppa delle Coppe della propria storia.

In Serie A1, invece, la stagione si sviluppò in modo estremamente problematico. L’Olimpia chiuse la regular season all’11° posto su 12 squadre, posizione che la costrinse a disputare la poule di classificazione. Fu proprio in questa seconda fase che, l’11 aprile 1976, maturò l’epilogo più doloroso: la prima retrocessione della storia del club in Serie A2.

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