90 anni Olimpia · Storia 76 di 90

L’eliminazione a tavolino e la squalifica in Europa

227 parole · 2 minuti di lettura · Testo di Giuseppe Marmina

Nel 1958, quando la Coppa dei Campioni era ancora un territorio di frontiera più che una competizione strutturata, al Simmenthal toccò in sorte nei sedicesimi di finale un avversario che avrebbe segnato profondamente il suo rapporto con l’Europa: il Gezira de Il Cairo, campione d’Egitto.

All’andata, a Milano, non ci fu partita. Il Simmenthal impose subito il proprio livello tecnico, vincendo con un netto 72-47. Una gara senza storia, che sembrava indirizzare il doppio confronto verso una qualificazione certa.

Quando Bogoncelli e Rubini vennero messi a conoscenza delle condizioni previste per la gara di ritorno, la questione smise di essere sportiva e divenne politica. Il match al Cairo sarebbe stato disputato in notturna, all’aperto, su un campo in sabbia. Non un’anomalia marginale, ma un insieme di fattori che rendevano la partita lontana da qualsiasi standard minimamente accettabile per una competizione continentale.

La decisione maturò rapidamente, ma non fu affrettata. Rinunciare alla trasferta significava accettare l’eliminazione a tavolino, perdere la serie per 2-0 e uscire dalla Coppa. Ma significava anche affermare un principio: il basket europeo non poteva crescere se ai club non venivano garantite condizioni di gioco regolari e sicure. Il Simmenthal rinunciò e venne eliminato.

La conseguenza non si esaurì in quell’edizione. Per la Coppa dei Campioni 1959/60, il Simmenthal non poté nemmeno iscriversi: la FIBA l’escluse dalla competizione proprio in virtù della rinuncia dell’anno precedente.

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