90 anni Olimpia · Storia 74 di 90
Il PalaTrussardi
Nel basket, come nella vita, spesso è dalle crisi che nascono le occasioni migliori. E il Palatrussardi, per l’Olimpia Milano e per tutta la città, è stato esattamente questo: una risposta concreta, rapida e ambiziosa a un vuoto improvviso. Una casa costruita in fretta, ma non in fretta e furia. Con visione, pragmatismo e una forte alleanza tra pubblico e privato.
La stagione 1984-85 della Simac era iniziata con l’eco ancora forte dello scudetto vinto l’anno prima, ma si trasformò presto in un calvario logistico. L’eccezionale nevicata che colpì Milano nel gennaio del 1985 provocò il collasso strutturale del Palazzo dello Sport di San Siro, la storica “astronave” disegnata da Vico Magistretti. In un attimo, l’Olimpia perse il suo campo, il suo pubblico, il suo baricentro. Si giocò al Palalido e in trasferta forzata. Milano non aveva più un palasport degno di questo nome. Ma in quel vuoto si mosse qualcosa.
Fu Gianmario Gabetti, presidente dell’Olimpia e manager abituato a pensare in grande, a lanciare il sasso nello stagno. L’idea non era tanto quella di ricostruire un’arena imponente, quanto di rispondere con prontezza e funzionalità a un bisogno urgente. Così si rivolse al CONI, coinvolse il costruttore Divier Togni – lo stesso dei Teatri Tenda – e trovò orecchie attente sia a Roma che a Palazzo Marino.
Il Comune mise a disposizione un’area a Lampugnano per dieci anni, il CONI stanziò un contributo a fondo perduto da girare a Togni, la Simac rinunciò a qualsiasi forma di rendita per accelerare il processo. Un modello virtuoso di collaborazione: chi aveva subito un danno, anziché piangersi addosso, cercava una soluzione utile a tutti.
Ma per far partire il progetto serviva un partner commerciale. Togni si mise in moto e fu Nicola Trussardi, imprenditore illuminato e già legato all’identità di Milano, ad accettare la sfida. Firmò un accordo che prevedeva naming rights e spazi pubblicitari interni ed esterni, intuendo che quel luogo avrebbe avuto un impatto ben oltre lo sport.
Nasceva così il Palatrussardi, la prima arena italiana intitolata a un brand della moda. Il progetto architettonico fu affidato all’architetto Giuliano Guiducci: una tensostruttura modulare, in cemento e ferro, ma adattabile grazie a un sistema di quinte. Il tutto costruito in pochi mesi. A maggio 1986 la struttura era pronta. Basket, tennis, atletica, boxe, convegni, concerti, eventi aziendali: il Palatrussardi fu pensato fin dall’inizio come contenitore polifunzionale.
Per l’Olimpia fu una rinascita. La squadra di Dan Peterson – poi di Franco Casalini – tornò ad allenarsi, giocare e vincere davanti al proprio pubblico. Al Palatrussardi si disputarono partite epiche: dalla leggendaria vittoria contro l’Aris Salonicco alla Coppa Intercontinentale vinta il 20/09/1987, fino allo scudetto vinto contro Caserta e ai numerosi sold-out europei.
Quel tendone elegante e razionale ridiede a Milano un punto di riferimento culturale e sportivo. Era un’arena, ma anche un segnale: l’Olimpia non si piegava, reagiva, si reinventava.