90 anni Olimpia · Storia 69 di 90
Flavio Portaluppi
Flavio Portaluppi è una di quelle figure che spiegano l’Olimpia meglio di qualsiasi slogan: è un prodotto integrale del sistema Olimpia, cresciuto, affermato, messo alla prova e poi restituito alla casa madre con responsabilità sempre maggiori.
Cresciuto nel settore giovanile dell’Olimpia, Flavio venne presto etichettato come “inadatto” ai massimi livelli per una questione di taglia fisica. Un luogo comune che Flavio demolì stagione dopo stagione, grazie soprattutto a un tiro devastante, sorretto da una velocità d’esecuzione che, per l’epoca, era fuori scala. I numeri raccontano il resto: nella storia dell’Olimpia è secondo solo a Mike D’Antoni per triple realizzate, con un dato che ancora oggi impressiona: 44,9% su 1.103 tentativi.
Il passaggio in prestito ad Arese, in A2, fu il classico snodo decisivo. Oltre 20 punti di media, abbastanza per meritarsi il ritorno all’Olimpia, questa volta per restarci davvero. Da lì in avanti, Milano diventò la sua casa definitiva, il contesto in cui trasformarsi da specialista a simbolo. Vinse la Coppa Korac nel 1993 e lo scudetto e la Coppa Italia nel 1996.
Al termine della stagione 2007/08 scelse di passare dietro la scrivania. Il battesimo dirigenziale fu immediatamente vincente a Soresina: da team manager, nella stagione successiva, portò Soresina alla promozione in Serie A vincendo la finale di Legadue contro Sassari.
Quel traguardo aprì a Portaluppi le porte di un nuovo rientro in biancorosso. Un approdo che appariva lineare e coerente, ma che nel 2010 s’interruppe a seguito di un riassetto societario, portandolo a proseguire il proprio percorso dirigenziale a Cremona, ancora nel ruolo di team manager. La parentesi durò due stagioni. Nel 2012 fu Livio Proli a richiamarlo a Milano, affidandogli inizialmente il ruolo di GM e, successivamente, la presidenza dell’Olimpia nella stagione 2014/15.
Pochi incarnano l’espressione “uomo Olimpia” come Flavio Portaluppi. Perché ne ha vissuto ogni livello, ogni fase, ogni responsabilità: da ragazzo sottovalutato a tiratore letale, da bandiera a dirigente chiamato a decidere.