90 anni Olimpia · Storia 70 di 90

L’Olimpia secondo Sandro Gamba

345 parole · 2 minuti di lettura · Testo di Giuseppe Marmina

Sandro Gamba esordì da juniores nel Borletti nel Natale del 1951, vinse dieci scudetti e divenne uno degli uomini simbolo del club, prima in campo e poi come assistente di Cesare Rubini.

In quell’Olimpia, Gamba non fu soltanto un grande giocatore: fu un interprete totale del basket, un allenatore in pectore nel lungo regno di Rubini, uno di quelli che vedevano prima e più a fondo. Diede tutto ciò che aveva. Quando la società, povera di mezzi ma non di orgoglio, non poté offrirgli una panchina, accettò di andare via. Andò a Varese, poi in Nazionale, e lo fece senza rancore, perché quella maglia, per lui, era stata tutto.

Quell’Olimpia, per Sandro Gamba, fu un clan nel senso più puro del termine: amicizia fraterna, legami destinati a durare una vita. Le decisioni, raccontò in un’intervista a Il Corriere della Sera del 6 marzo 2016, si prendevano nello spogliatoio e lì si risolvevano i problemi, guardandosi negli occhi. Bogoncelli non voleva mai soltanto giocatori forti: pretendeva uomini completi, capaci di costruirsi un futuro anche fuori dal basket. Chiedeva studio, lavoro, responsabilità. Fu questo, secondo Gamba, il vero segreto dell’Olimpia. Il talento non mancò mai: spesso c’erano i migliori. C’erano i giovani triestini di Rubini, gli americani di qualità, i grandi nomi che segnarono un’epoca. Ma la differenza la fecero l’organizzazione, la cultura del lavoro, l’idea di squadra. E figure decisive come Stanko Stanisavljevic, che arrivò come preparatore atletico e rimase a lungo, prima di trasferirsi negli Stati Uniti, dove divenne uno dei più stimati ortopedici di Chicago.

Non tutti seppero adattarsi. Molti campioni passarono come meteore, senza lasciare traccia: talenti purissimi che non riuscirono ad accettare l’attesa, il proprio turno, le regole non scritte di quel gruppo. Eppure, in mezzo a tutto questo, emersero campioni veri: Sergio Stefanini, Pieri, Riminucci e Vittori, che fu un maestro in ogni ruolo.

Con Rubini fu una vita stupenda. Il loro rapporto fu complesso e profondo: Rubini sapeva ascoltare, sapeva insegnare. La separazione, quando Gamba andò a Varese, fu dolorosa. Ma in Nazionale si ritrovarono e ricostruirono una squadra straordinaria.

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