90 anni Olimpia · Storia 66 di 90
La lettera ai tifosi dopo la vittoria dello scudetto n. 24
Dopo la conquista del 24° Scudetto, l’Olimpia scelse deliberatamente una linea fuori tempo massimo rispetto alla retorica sportiva dell’epoca. Nessuna celebrazione pubblica, nessuna enfasi auto-referenziale, nessun compiacimento. Al contrario, la società decise di rivolgersi direttamente al proprio pubblico con una lettera lunga, articolata, densa di contenuti, un ragionamento collettivo su cosa significhi vincere, su quali limiti non vadano superati, su quale comportamento ci si aspetti da chi rappresenta Milano in Italia e in Europa. Si tratta di una riflessione che tiene insieme orgoglio e misura, ambizione e autocontrollo, successo sportivo e cultura del tifo.
Riletta oggi quella lettera colpisce per lucidità, tono e visione. Parla di futuro più che di passato, di identità più che di trofei, di sistema più che di singole partite. È una presa di posizione netta, quasi politica, sul ruolo di una grande società sportiva e sul rapporto con il proprio pubblico.
Per questo motivo vale la pena riproporla integralmente, non come esercizio di nostalgia, ma come testimonianza di un modo di intendere lo sport che ha contribuito a costruire l’Olimpia così come la conosciamo
Carissimo amico/a,
mentre il 24° scudetto è ancora intriso del sudore, dell’immensa gioia, della sofferenza, delle emozioni di quell’ultima sfida con Livorno, già intuiamo, come Società, che inesorabilmente quella vittoria appartiene al passato, già concentrati come siamo sul prossimo futuro. Abbiamo rinviato, fino ad annullarli, i festeggiamenti, un po’ per la discrezione di chi non ama comunque le autocelebrazioni, ma anche per quella patina di amarezza che è rimasta a decantare, dopo certi episodi di violenza e di intolleranza, sui pensieri di chi comunque ritiene di aver vinto sportivamente sul campo. Rimane però, fortissima, l’intima soddisfazione di aver saputo ancora una volta superare momenti oscuri grazie alla consolidata capacità di arroccarci in silenzio, tra di noi, sollevando il ponte levatoio quando fuori dalle mura sibila il vento maligno. Siamo razionalmente consci che un briciolo di fortuna, nel finale, ha corroborato i nostri sforzi, ma è altrettanto vero che infortuni vari ci avevano prima penalizzati. L’unica verità è che siamo qui per l’ennesima volta a parlare di Coppa dei Campioni, di McDonald’s Open, di scudetto da difendere, dopo che da maggio ad oggi diversi fatti hanno rinvigorito entusiasmi e prospettive future della nostra società. La definitiva chiarificazione ed il rafforzamento della compagine associativa, lo scudetto appunto, l’acquisto di Riva, i nuovi grandi orizzonti che si spalancano davanti alle società di basket che sapranno investire in grandi progetti ed in organizzazione: ecco i temi salienti che dovremo saper gestire al meglio. Certo, a fronte di tutto ciò, rimane il sincero rimpianto per alcuni dolorosissimi distacchi tecnici ed umani, primo fra tutti quello di Premier, giocatore storico e uomo fondamentale per i nostri successi degli ultimi anni. Questo purtroppo è il dazio da pagare inevitabilmente al continuo divenire di una società sportiva che vuole fortemente continuare ad essere protagonista di successo, anche negli anni ’90, dopo un indiscutibile predominio negli anni ’80. Ma se poi è vero che la concorrenza lievita a vista d’occhio, non per questo siamo disposti a sacrificare sull’altare della “vittoria ad ogni costo” quei comportamenti che da sempre caratterizzano la nostra squadra ed il nostro pubblico.
L’amarezza di Livorno, il fatto di Pesaro devono costituire un monito permanente per tutti noi. Rappresentiamo Milano, in Italia ed in Europa, con tutto ciò che questo comporta in termini di orgoglio ma anche di esempio da dare.
Come società, come pubblico, senza presunzione o clamori, ma con umiltà e continua dedizione, dobbiamo perseguire il successo anche intorno e fuori dal campo, per non diventare oggetti di velleitari dibattiti o di ricerche sociopsicologiche avventate, ma per essere protagonisti di comportamenti sempre intelligenti e maturi. Dobbiamo tutti essere preoccupati di quanto potrebbe accadere allo sport che amiamo se lasceremo l’iniziativa a pochi beceri. Primi in Italia, abbiamo lanciato una campagna abbonamenti ’89-’90 volutamente provocatoria e del tutto indicativa delle scelte che vogliamo attuare in futuro sulla qualità del nostro pubblico e del nostro tifo. Dobbiamo recuperare il piacevolissimo sapore dello spettacolo sportivo, nel quale la vittoria dei propri beniamini è un’appendice graditissima, ma non indispensabile.
Mentre è indispensabile la qualità, che la società cercherà sempre di garantire, dei protagonisti in campo. Chiediamo quindi al nostro pubblico, peraltro ben più corretto di tanti altri, di aiutarci a prevenire, di far quadrato per combattere la stupidità. Non occorre dire altro, se non augurare a Lei ed a tutti i nostri tifosi un’estate serena per ricaricare l’entusiasmo, in vista di una stagione sportiva ’89-’90 veramente interessante e densa di novità e di obiettivi prestigiosi.