90 anni Olimpia · Storia 52 di 90

Antoine Carr

476 parole · 3 minuti di lettura · Testo di Giuseppe Marmina

Antoine Carr nacque il 23 luglio 1961 a Wichita, KansasCe fin da adolescente mostrò un mix rarissimo di potenza fisica e mano educata. Dominò alla Heights High School, dove il suo repertorio tecnico intendere fin da subito che non fosse un semplice “enforcer”. Wichita State lo reclutò per tenerlo a casa e lui ricambiò elevando il programma a vette mai raggiunte prima.

Tra il 1979 e il 1983 guidò gli Shockers a due titoli della Missouri Valley Conference, quattro partecipazioni al torneo NCAA e uno storico cammino nel 1981 fino alla finale della Midwest Regional, culminata con la vittoria su Kansas nella celebre “Battle of New Orleans”. Assieme a Cliff Levingston formò i leggendari “Bookend Forwards”, una coppia di lunghi capace di unire atletismo verticale e versatilità difensiva in un’epoca ancora profondamente ancorata ai ruoli tradizionali.

Carr chiuse la carriera collegiale con 1.911 punti (quarto nella storia del college), quattro selezioni All-MVC (due volte nel primo quintetto), il titolo di MVP della conference e un’esplosione da 47 punti contro Southern Illinois che gli valse il record assoluto per una singola gara a Wichita State. Fu nominato All-American nel 1983 e vide il suo numero 35 issarsi tra le maglie ritirate.

Venne selezionato con l’ottava scelta assoluta del Draft NBA 1983 dai Detroit Pistons, ma il mancato accordo economico lo tenne lontano dalla lega. Fu a quel punto che Olimpia Milano colse un’opportunità unica. Dopo la fuga improvvisa di Earl Cureton – che lasciò l’Italia senza avvisare, prendendo un taxi per Malpensa e volando a Detroit – la Simac si trovò scoperta sotto canestro. Impossibilitata dalle regole FIBA a sostituire l’americano per le coppe, decise di ingaggiare Carr esclusivamente per il campionato.

Arrivò a Milano nel dicembre 1983, reduce da una frattura tibiale non ancora perfettamente rimarginata, ma portando con sé un potenziale tecnico che non passò inosservato. Dopo una settimana di allenamenti, debuttò l’11 dicembre contro Brescia: 20 punti, 8 rimbalzi, 4 stoppate e vittoria 77-75. Il pubblico del Palazzone di San Siro capì immediatamente di avere davanti un rookie NBA dal talento enorme.

Carr s’inserì rapidamente nei meccanismi offensivi di Dan Peterson. Giocò 27 partite stagionali e vinse con distacco la classifica delle stoppate, pur essendo arrivato a stagione in corso. Tecnicamente, agì sia da 5 che da 4, portando fisicità nell’area, dinamismo in transizione e una minaccia costante dal mid-range. In post basso mostrò movimenti puliti e una mano educata. Nei playoff aumentò ulteriormente il livello e affrontò da protagonista la finale scudetto persa contro la Granarolo Bologna.

Carr tornò negli Stati Uniti con un sogno nel cassetto: partecipare alle Olimpiadi di Los Angeles, ma coach Bobby Knight non lo convocò.

Detroit cedette i suoi diritti ad Atlanta in cambio di Dan Roundfield. Carr debuttò nella NBA nella stagione 1984-85 e vi restò per 16 stagioni, costruendo una carriera solida e di alto livello.

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