90 anni Olimpia · Storia 41 di 90

Sandro Gamba fu capo allenatore dell’Olimpia in una partita ufficiale

339 parole · 2 minuti di lettura · Testo di Giuseppe Marmina

Nella storia dell’Olimpia Milano esistono dettagli che passano sottotraccia, episodi apparentemente minori che invece raccontano molto dell’identità del club e del percorso dei suoi protagonisti. Uno di questi riguarda Sandro Gamba, figura chiave del basket italiano prima da giocatore e poi da coach, che in una circostanza particolare si ritrovò a guidare ufficialmente la prima squadra dell’Olimpia in una sola partita del campionato di serie A.

Accadde nel pieno dell’era Simmenthal, quando Cesare Rubini, il riferimento assoluto della panchina milanese, partì per gli Stati Uniti alla ricerca dell’americano da tesserare per la stagione successiva. L’assenza non era programmata per una partita, ma la tempistica impose una scelta: qualcuno doveva sedersi in panchina al suo posto. Quel qualcuno fu proprio Gamba, all’epoca vice allenatore, reduce da una carriera da giocatore che l’aveva fatto esordire in maglia Borletti diciassette anni prima.

Fu così che il 9 aprile 1967 a Cantù, in una serata di ordinaria amministrazione e con lo scudetto già vinto, Gamba divenne a tutti gli effetti il capo allenatore dell’Olimpia. Firmò una vittoria tirata, 76-74 contro l’Oransoda Cantù, gestendo la squadra con freddezza, rigore e con quella postura quasi “rubiniana” che chi c’era ricorda vividamente: busto eretto, gambe accavallate, sigaretta accesa e uno sguardo che non tradiva emozioni.

In un passaggio delicato del match prese una decisione di peso: togliere dal campo Chubin, uno dei giocatori più carismatici della squadra, che già prima della palla a due gli aveva confidato di non sentirsi in condizione. Gamba l’ascoltò, valutò il momento e fece ciò che un capoallenatore è chiamato a fare: assumersi la responsabilità.

Oggi, a distanza di anni, quell’episodio resta una nota marginale ma rivelatrice nella lunga storia dell’Olimpia: il giorno in cui il futuro commissario tecnico della Nazionale guidò la squadra da capo allenatore e vinse. Un frammento di storia minore, forse, ma carico di simboli. Perché in quella serata si materializzò per una sola volta ciò che al momento del ritiro di Cesare Rubini sembrava scritto, naturale, quasi inevitabile e che invece non si sarebbe mai realizzato.

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