90 anni Olimpia · Storia 37 di 90

Vittorio Gallinari

469 parole · 3 minuti di lettura · Testo di Giuseppe Marmina

Nato a Sant’Angelo Lodigiano nel 1958, Vittorio Gallinari incarnò come pochi altri l’essenza del giocatore di squadra. Alto 204 centimetri, capace di adattarsi ai ruoli di ala forte e di centro, costruì la propria carriera sull’intelligenza tattica, sulla disciplina e su un senso del dovere raro anche in un’epoca di giocatori generosi.

Esordì in Serie A a soli diciotto anni con l’Olimpia Milano, in un momento storico in cui la società stava gettando le basi per diventare una delle potenze del basket europeo. Fin dai primi minuti in campo si fece notare per la sua efficacia difensiva, per la capacità di leggere il gioco e per quella dedizione assoluta che lo portava a buttarsi su ogni pallone, a proteggere il canestro, a fare spazio sotto i tabelloni.

Dan Peterson ne fece uno dei suoi punti fermi, affidandogli spesso la marcatura del giocatore più pericoloso degli avversari. Gallinari non si lasciava intimorire da nessuno, che si trattasse di stelle italiane o di americani di altissimo livello: per lui contavano soltanto la posizione, l’anticipo, la lettura delle situazioni. Divenne presto un simbolo dell’Olimpia operaia, quella che accanto ai fuoriclasse come D’Antoni, Meneghin e McAdoo trovava equilibrio e compattezza nella solidità dei suoi specialisti.

Nel corso delle undici stagioni milanesi conquistò quattro scudetti, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe una Coppa Korac e due Coppe Italia.

Dopo aver chiuso la sua esperienza all’Olimpia, disputò una stagione a Pavia in Serie A2 e poi tre anni con la Virtus Bologna, con cui vinse una Coppa delle Coppe e due Coppe Italia. Giocò anche a Verona, a Livorno e infine a Casalpusterlengo, mantenendo sempre lo stesso profilo di affidabilità e rigore che l’aveva reso un riferimento.

Parallelamente alla carriera sportiva, portò avanti un percorso di studio fuori dal comune per un atleta di alto livello. Iscritto all’Università Bocconi, scelse di completare la laurea in Economia mentre giocava da protagonista in una delle squadre più forti d’Europa. Considerava lo studio un impegno altrettanto serio del campo, una sfida personale da vincere con la stessa tenacia con cui difendeva un possesso. Quella scelta, coraggiosa e controcorrente, gli aprì la strada a una seconda vita professionale di successo.

Terminata la carriera agonistica, Gallinari infatti si dedicò al mondo della rappresentanza sportiva, lavorando come procuratore e applicando a questa professione la stessa filosofia che l’aveva guidato sul parquet: competenza, equilibrio e serietà. Rappresenta tuttora, con la sua agenzia Players Group, giocatori italiani, europei e americani, continuando a vivere il basket da un’altra prospettiva, ma con identico coinvolgimento.

Nel tempo il suo nome è rimasto inevitabilmente legato anche a quello del figlio Danilo, che seguì le sue orme approdando prima all’Olimpia Milano e poi in NBA. Ma per chi visse gli anni ’70 e ‘80, Vittorio Gallinari resterà per sempre uno dei simboli di una Milano vincente.

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