90 anni Olimpia · Storia 23 di 90
La prima stella dell’Olimpia
Il 22 ottobre 1972, al Palasport di Varese, andò in scena la prima giornata della Serie A 1972-73: Gamma Varese contro la squadra campione d’Italia in carica, Simmenthal Milano. Ma a colpire, quel giorno, fu un dettaglio inedito. Per la prima volta sulla maglia del Simmenthal campeggiò una stella dorata sopra lo scudetto. Un simbolo carico di significato, che celebrava la conquista dei dieci titoli nazionali. Eppure quel decimo titolo era stato vinto quindici anni prima, nel 1957. Perché, allora, la stella apparve solo nel 1972?
Nella stagione 1956-57, l’Olimpia — al debutto con il marchio Simmenthal — vinse il suo decimo scudetto, battendo la Virtus Bologna al termine di un campionato combattutissimo. Fu un successo epocale, non solo per il valore sportivo, ma perché sancì il dominio milanese nella prima fase storica del basket italiano. Era naturale pensare che un simile traguardo meritasse un segno distintivo permanente, ma all’epoca, semplicemente, non esisteva.
Fu il calcio, l’anno successivo, a porre ufficialmente la questione. Correva il 1958 quando Umberto Agnelli, allora presidente della Juventus, propose di celebrare i dieci titoli bianconeri con un simbolo visibile sulla maglia. La FIGC accolse l’idea: nel maggio del 1958, un comunicato ufficiale del Consiglio Federale istituì formalmente il diritto di fregiarsi di un distintivo speciale per i club vincitori di almeno dieci campionati di Serie A.
La precisazione definitiva arrivò nel luglio dello stesso anno: il distintivo sarebbe stato una stella d’oro a cinque punte, e la Juventus, avendone diritto, sarebbe stata la prima ad applicarla sulle maglie.
Il punto chiave, tuttavia, stava nella natura autorizzativa del provvedimento: non si trattava di un diritto automatico, ma di una facoltà subordinata a richiesta e approvazione. Non bastava aver vinto dieci titoli: bisognava presentare domanda e ottenere il via libera dalle autorità sportive competenti. Così avvenne anche nel 1982, quando la Juventus chiese e ottenne il permesso di aggiungere una seconda stella per celebrare i venti scudetti.
Nel 1957, dunque, la stella non esisteva ancora. E quando venne formalmente introdotta nel 1958, l’Olimpia — pur avendone pieno diritto — non presentò alcuna richiesta. I motivi non sono documentati, ma si possono ipotizzare: una diversa sensibilità simbolica rispetto al calcio, una minore attenzione al marketing sportivo. Sta di fatto che per oltre quindici anni i dieci scudetti dell’Olimpia rimasero senza segno distintivo sulle maglie, pur essendo pienamente riconosciuti nei palmarès ufficiali.
La stella apparve nel 1972 non tanto — o non solo — per celebrare i dieci scudetti assoluti del club, quanto per rendere onore a un traguardo specifico: il decimo scudetto conquistato sotto la sponsorizzazione Simmenthal, che era iniziata nel 1956 e aveva segnato un’epoca. La società milanese, allora reduce dallo scudetto 1971-72 e nel pieno del proprio ciclo europeo, formalizzò la richiesta alla Lega e alla Federazione per applicare il distintivo celebrativo. L’autorizzazione fu concessa.
Così, il 22 ottobre 1972, nella sfida vinta a Varese 89-77, la maglia dell’Olimpia sfoggiò per la prima volta una stella dorata: un simbolo retroattivo, che celebrava sì (in ritardo) il decimo titolo del club, ma soprattutto il decimo del ciclo targato Simmenthal.
La sua comparsa non dipese dalla data della conquista del titolo, ma dalla volontà esplicita della società di richiederla, e dalla necessaria autorizzazione federale. In altre parole, non bastava averne diritto, bisognava volerlo.