90 anni Olimpia · Storia 09 di 90

Sandro Riminucci, il giorno dei 77 punti

395 parole · 2 minuti di lettura · Testo di Giuseppe Marmina

Milano, 3 maggio 1964, Palalido di Milano: quel giorno, in una partita di fine stagione che sulla carta non prometteva nulla – troppo forte l’Olimpia, troppo fragile il Marina La Spezia – Sandro Riminucci entrò in campo con una motivazione particolare. C’era un conto aperto con la Nazionale, c’era il sapore acre di un’esclusione mai digerita e c’era un allenatore, Cesare Rubini, che sapeva come trasformare una ferita personale in benzina pura. Fu così che, in una gara priva di reale equilibrio tecnico, nacque qualcosa che ancora oggi resiste al tempo: 77 punti segnati da un solo giocatore. Il record assoluto della Serie A, ancora imbattuto nella massima categoria.

Riminucci giocò una partita da alieno, segnando 35 punti nel primo tempo e 42 nella ripresa, con 31 canestri su 54 tentativi dal campo e 15 su 20 ai liberi. Una prestazione costruita senza pause, senza concessioni, con un ritmo che cresceva mano a mano che il bersaglio si avvicinava. Persino Nane Vianello, detentore del record precedente con 67 punti, partecipò attivamente a quell’impresa, aiutandolo a superarlo.

C’era poco pubblico quel giorno al Palalido, il calendario non aiutava, l’avversario neppure. Ma chi c’era ha visto qualcosa che nessuna finale scudetto può garantire: la trasformazione di un uomo in leggenda. Una leggenda che parte da Pesaro, dove a 17 anni aveva già esordito in Serie A, e che prende casa a Milano nel 1956, dopo aver battuto il Borletti in una finale giovanile. Da lì inizia un ciclo che durerà 14 stagioni, 9 scudetti e una Coppa dei Campioni. Una vita spesa nel cuore del Simmenthal, accanto a compagni di straordinaria levatura, con la consapevolezza che nessun traguardo si raggiunge da soli.

Riminucci era esplosivo, verticale, impossibile da contenere, ma anche capace di trasformare l’atletismo in dedizione e la velocità in lettura del gioco. Incassava colpi, si rompeva, tornava, sempre pronto a sfidare sé stesso prima ancora degli avversari. Il giorno dei 77 punti segnati è la sintesi perfetta di tutto questo: talento, orgoglio, rivalsa e squadra. Perché non basta un uomo a segnare 77 punti se attorno non c’è un gruppo che riconosce la missione e la sostiene.

Quel 3 maggio fu la prova definitiva di ciò che quell’Olimpia rappresentava: uno spirito competitivo che non si piegava mai al contesto, un orgoglio collettivo capace di trasformare anche una partita senza storia in un manifesto di appartenenza

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