90 anni Olimpia · Storia 86 di 90
Dan Peterson propose di trasformare il Vigorelli in un palazzo dello sport
Ieri il mio Billy ha superato quota 100 punti, come ormai sapete. Eravamo tornati al vecchio «Palalido», scena di molti trionfi e poche sconfitte durante il regno del Simmenthal firmato da Bogoncelli e da Rubini.
Così Dan Peterson aprì, sulle colonne del Corriere della Sera, il suo editoriale del 1° dicembre 1980. Era il giorno dopo una vittoria netta contro Gorizia, 104 a 92, ma l’obiettivo del coach non era analizzare la vittoria, bensì rimarcare l’assenza, in una città come Milano, di un palazzo dello sport all’altezza dell’Olimpia e del pubblico che la seguiva.
Peterson sapeva bene cosa rappresentasse il Palalido: un luogo carico di storia, teatro delle imprese di Gamba, Riminucci, Masini, Bon Salle, Bill Bradley. Ma sapeva anche che non bastava più. Lo definiva “troppo piccolo”, mentre il “Palazzone” di San Siro, freddo, dispersivo, pensato per il ciclismo, venne descritto come una soluzione d’emergenza, non strutturale. Per un club vincente, per una città a tre milioni di abitanti, ci voleva altro.
In quella pagina, il coach indicò una terza via: trasformare il Vigorelli nel più moderno palazzo dello sport d’Europa. Diecimila posti, progetto pronto, fondi garantiti dalla nuova proprietà Gabetti. Una proposta che metteva Milano davanti a un bivio: restare ancorata al passato o costruire il futuro. Nonostante la visione, nonostante i presupposti economici e sportivi, purtroppo nulla accadde.