90 anni Olimpia · Storia 72 di 90
La prima Coppa delle Coppe
Il Simmenthal Milano vinse la Coppa delle Coppe 1971 imponendosi 71-52 sullo Spartak Leningrado, al termine di una partita vera, dura, spigolosa, molto più combattuta di quanto il risultato finale lasci intendere. Una vittoria costruita nel tempo, con pazienza e lucidità, dopo una gara d’andata che aveva consegnato ai sovietici un margine importante (vinsero 66-56) e obbligato Milano a una rimonta completa, senza scorciatoie.
L’inizio, infatti, fu tutt’altro che rassicurante. Lo Spartak partì meglio, con aggressività e controllo emotivo. Nei primi minuti impose ritmo, contatti, fisicità. Al 2’ era avanti 5-0, all’11’ conduceva 22-14, dando la sensazione di una squadra solida, organizzata, perfettamente a suo agio in un contesto ostile. Per lunghi tratti, soprattutto nel primo tempo, i russi sembrarono in grado di gestire non solo il punteggio, ma anche l’inerzia mentale della partita.
In quel frangente aleggiò un dubbio comprensibile: che il Simmenthal potesse portarsi dietro le scorie delle recenti delusioni, che la pressione del risultato da ribaltare potesse irrigidire scelte e letture. Fu invece proprio lì che emerse la vera natura di quell’Olimpia.
Brumatti fu il primo a cambiare il volto della gara. Attorno a lui la squadra smise di inseguire il punteggio e iniziò a costruire la partita. La rimonta prese forma così, possesso dopo possesso, senza strappi emotivi.
La svolta definitiva arrivò nella ripresa. Dopo qualche incertezza iniziale, il Simmenthal alzò nettamente il livello su entrambi i lati del campo. All’11’ del secondo tempo Milano aveva completamente riassorbito il divario complessivo, ribaltando l’inerzia della finale.
Masini giocò una gara di spessore assoluto: 18 punti con 8/14 dal campo, quattro assist e sei rimbalzi difensivi, garantendo continuità e presenza nei momenti chiave. Bariviera portò equilibrio e Kenney, soprattutto nella fase iniziale dell’incontro, fu il riferimento offensivo capace di reggere l’urto fisico e di tenere alta la qualità del gioco, senza forzature.
Lo Spartak, caricato presto di falli, perse progressivamente consistenza. Belov, il nome più atteso, non riuscì mai davvero a incidere secondo la sua fama.
Al termine dell’incontro, il Simmenthal venne premiato da William Jones, segretario generale della FIBA. Cesare Rubini, soddisfatto ma composto, sventolò un telegramma di auguri arrivato in mattinata dall’Ignis Varese: una staffetta ideale, simbolica, che raccontava meglio di qualsiasi slogan il momento del basket italiano in Europa.
Rubini, come sempre, trovò le parole giuste: «Non ho mai avuto paura di perdere con Kenney e Masini in forma come lo erano stasera. I russi giocano un basket molto duro, fatto di grinta e di molti falli. Noi però non abbiamo perso la testa». Ed è forse questa la sintesi più onesta di quella notte.
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