90 anni Olimpia · Storia 82 di 90

Dino Meneghin

380 parole · 2 minuti di lettura · Testo di Giuseppe Marmina

Dino Meneghin rappresenta, come pochissimi altri, l’identificazione totale tra un atleta e la disciplina che ha praticato. Nell’immaginario collettivo italiano, la sua figura coincide con la pallacanestro stessa: un riferimento trasversale, riconosciuto e rispettato oltre ogni appartenenza di tifo, per valori, longevità e impatto sportivo.

Nato ad Alano di Piave nel 1950, Meneghin crebbe cestisticamente a Varese, dove la famiglia si trasferì alla fine degli anni Cinquanta. Il suo ingresso nel basket avvenne quasi per caso, su indicazione di Nico Messina, storico allenatore del settore giovanile dell’Ignis, che ne intuì immediatamente il potenziale dopo averlo osservato in un torneo studentesco. A soli 13 anni venne invitato a un provino che segnò l’inizio di una carriera irripetibile.

L’esordio in Serie A arrivò a soli 16 anni con la Pallacanestro Varese, dando il via a quindici anni di dominio sportivo. Con Varese, Meneghin divenne l’asse portante di una squadra che segnò un’epoca nel basket europeo, contribuendo a una sequenza irripetibile di finali continentali e a un palmarès di assoluto rilievo: sette titoli nazionali, quattro Coppe Italia, cinque Coppe dei Campioni, due Coppe delle Coppe e due Coppe Intercontinentali. Fu il punto di riferimento di un sistema vincente fondato su equilibrio, rigore tattico e durezza competitiva, protagonista anche di sfide storiche con il Simmenthal e Art Kenney, sempre giocate sul confine dell’intensità massima e del rispetto reciproco.

Nel 1981, il trasferimento all’Olimpia Milano rappresentò una frattura storica nel panorama cestistico italiano. Accolto inizialmente con scetticismo, Meneghin seppe ridefinire il proprio ruolo all’interno di un progetto tecnico ambizioso. Superate le difficoltà iniziali legate a un problema al ginocchio, divenne il perno della squadra di Dan Peterson, accompagnandone la crescita e la trasformazione in una nuova potenza europea. Con Meneghin, Milano tornò stabilmente ai vertici, conquistando cinque scudetti, due coppe Italia, due Coppe dei Campioni, una Coppa Intercontinentale e una Coppa Korac.

L’ultima fase della carriera lo vide protagonista a Trieste, prima del ritorno a Milano per la stagione conclusiva nel 1993–94, chiudendo un percorso agonistico segnato da una longevità rarissima ad alto livello.

Terminata l’attività sul parquet, Meneghin continuò a incidere sul movimento cestistico italiano in ambito dirigenziale, assumendo la presidenza della Federazione Italiana Pallacanestro dal 2008 al 2013. Un ruolo coerente con una carriera costruita su autorevolezza, credibilità e senso di responsabilità istituzionale.

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